Ducati e l’innovazione tecnologica: il futuro del MotoGP tra IA e regolamentazione
Ducati svela i limiti della tecnologia nel MotoGP, tra IA e regolamentazione, con un focus su innovazione e costi.

Il 17 agosto 2026, Gigi Dall’Igna, responsabile tecnico di Ducati Corse, ha parlato del futuro del MotoGP, in un contesto economico sempre più stringente. Con un mercato mondiale della moto sotto pressione e le conseguenze dei dazi americani, il campionato deve trovare un equilibrio tra costi e sviluppo tecnologico. Dall’Igna ha sottolineato che, nonostante gli strumenti di simulazione e l’intelligenza artificiale siano mai stati così potenti, il MotoGP deve ora costare meno, un paradosso per un ingegnere che preferisce la libertà di inventare nuovi prodotti. La pressione economica sta rattrappando i centri di ricerca, costringendo Ducati a rivedere le priorità tecnologiche.
La tecnologia non è più solo un vantaggio competitivo, ma un elemento di costi crescenti.
La simulazione e l’IA nel laboratorio di Ducati
Ducati sta sfruttando al massimo la simulazione e l’intelligenza artificiale per sviluppare le sue moto. Con l’aiuto di Lenovo, il team lavora su modelli di aerodinamica, carosserie, alettoni e pneumatici. La pressione di partenza dei pneumatici, ad esempio, viene calcolata per raggiungere due obiettivi contraddittori: rispettare i limiti regolamentari durante la gara e massimizzare le prestazioni. Questo approccio ibrido, che combina modelli fisici e algoritmi di IA, permette a Ducati di ottenere dati più precisi e decisioni più informate. L’obiettivo è non solo migliorare le prestazioni in pista, ma anche trasferire queste conoscenze alle moto di serie, un’idea che già si sta concretizzando nel WorldSBK.
Il ruolo del pilota in un’era di dati e algoritmi
Se la tecnologia ha rivoluzionato il modo in cui si sviluppano le moto, il pilota rimane un elemento irreplaceabile. Dall’Igna ha sottolineato che alcuni aspetti del comportamento dei piloti, come i viraggi a sinistra di Marc Márquez o i freinaggi di Pecco Bagnaia, sono impossibili da replicare con modelli o algoritmi. Questo crea un paradosso: Ducati utilizza centinaia di ingegneri, supercalcolatori e IA per comprendere una moto, ma alcune azioni dei piloti restano incomprensibili per le macchine. Il pilota, quindi, diventa un elemento chiave non solo per la performance, ma anche per la creatività e l’abilità di adattarsi a situazioni complesse.
La tecnologia non può sostituire la capacità umana, ma la amplifica.
Dall’Igna ha anche parlato del potenziale di utilizzare i dati raccolti in pista per migliorare le moto di serie. L’idea è di adattare gli algoritmi sviluppati in competizione a prodotti commerciali, creando un legame diretto tra il mondo delle gare e il mercato. Questo approccio potrebbe portare a un miglioramento significativo delle prestazioni delle moto di serie, ma richiede un equilibrio tra innovazione e costi. Il MotoGP, con il suo plafond di spesa, sta cercando di trovare questa via, senza però fermare l’innovazione. La sfida è trovare i settori in cui l’innovazione è davvero utile, e non solo un’arma per vincere.
Dall’Igna ha riconosciuto l’evoluzione di Aprilia, che ha migliorato l’equilibrio tra aspetti diversi della moto. Tuttavia, non ha visto alcun segreto di Noale, ma ha sottolineato che Ducati deve concentrarsi su aerodinamica e regolazioni. La migliore moto non è più quella con il miglior motore o la migliore elettronica, ma quella che sa combinare tutti i fattori in modo armonioso. Questo è il futuro del MotoGP: un mix di tecnologia, dati e capacità umana, in cui il pilota resta il cuore del processo. La tecnologia non sostituisce l’abilità, ma la accompagna, creando un’evoluzione che non cancella l’umanità, ma la arricchisce.