Jos Verstappen: l’educazione di Max non è stata forzata, ma non è mai stata lasciata respirare
Jos Verstappen difende l’educazione di Max, sottolineando che non è stata forzata ma non è mai stata lasciata respirare.

Il 11 agosto 2026, Jos Verstappen ha difeso l’educazione di suo figlio Max, sottolineando che non è stata forzata, ma non è mai stata lasciata respirare. L’approccio di Jos, padre del quadruple campione del mondo, ha suscitato dibattiti e curiosità, ma anche ammirazione per i risultati ottenuti. Max, da bambino, aveva già dimostrato una passione per la velocità, e Jos ha cercato di trasmettergli tutto ciò che aveva imparato, evitando gli errori che lui stesso aveva commesso. La storia di Max Verstappen, nata da una combinazione di passione, sacrifici e disciplina, rimane un tema di grande interesse nel mondo della Formula 1.
Un’educazione guidata dalla passione
Jos Verstappen ha sempre sottolineato che l’educazione di Max è stata guidata soprattutto dalla passione del figlio. «Non credo di averlo forzato; c’era solo una questione di passione», ha detto in un’intervista recente. Il padre ha raccontato come Max, fin da piccolo, avesse già dimostrato un interesse per il karting, spesso insistendo per provare a guidare. A quattro anni e mezzo, Max iniziò a correre a Genk, e già a cinque anni aveva una velocità tale da mettere a dura prova il carburatore del suo kart. La passione di Max era evidente fin da subito, e Jos ha cercato di accompagnare questa passione con una formazione rigorosa.
La passione di Max era la chiave per l’educazione. Jos ha sempre sottolineato che l’obiettivo era chiaro: creare un pilote migliore di lui. «Volevo trasmettere tutto ciò che ho imparato e evitare gli errori che ho commesso», ha spiegato. La formazione di Max non si limitava alle gare: era un’esperienza completa. Jos, insieme a Max, preparava i motori e i chassi, e la famiglia si spostava in camionnetta per gare e competizioni in tutta Europa.
Un percorso di formazione estremo
A sette anni, Max aveva già vinto, e a nove anni accumulava titoli in Belgio e nei Paesi Bassi. A 16 anni, si imponne nei più alti livelli del karting internazionale, e a 17 anni passò direttamente in Formula 3, poi in Formula 1. Il percorso di Max è stato estremamente rapido, e Jos ha sottolineato che l’obiettivo era chiaro: creare un pilote migliore di lui. «Volevo trasmettere tutto ciò che ho imparato e evitare gli errori che ho commesso», ha detto. La disciplina era ferrea, ma non sempre piacevole. Jos ha raccontato di aver fatto test su ghiaccio, di aver modificato i regolaggi senza avvisare Max, e di avergli imposto limiti per farlo imparare a trovare soluzioni alternative. «Volevo che imparasse a pensare in modo diverso», ha spiegato. Anche se alcuni episodi sono stati descritti come duri, Max ha sempre difeso l’approccio di suo padre, riconoscendo che ha contribuito a formare la sua mentalità di pilota.
Con il passare del tempo, il rapporto tra Jos e Max si è evoluto. Max, ora padre di Lily, ha una visione più completa della loro storia. «Guardare le cose dal punto di vista di un padre può essere più stressante che vivere la situazione come pilota», ha detto recentemente. I due continuano a parlare non solo di Formula 1, ma anche di rally e attività in GT. Max riconosce i sacrifici fatti da entrambi per raggiungere l’obiettivo, e vede la loro storia come un’esperienza che potranno condividere per tutta la vita.
Jos, però, non ha mai nascosto la sua passione per la vittoria. «L’unica cosa che volevo era vincere», ha detto. Anche se alcuni metodi potrebbero oggi suscitare dubbi, Max li accetta e li difende, riconoscendo che hanno contribuito a formare la sua forza mentale. La storia di Max Verstappen è un esempio di come la passione, accompagnata da una formazione rigorosa, può portare a risultati straordinari.