Alfa Romeo Canguro, il prototipo disegnato da Giugiaro che fu abbandonato e poi salvato
L’Alfa Romeo Canguro, disegnata da Giugiaro, fu abbandonata e salvata da un collezionista giapponese.
L’Alfa Romeo Canguro, disegnata da Giorgetto Giugiaro nel 1964, rappresenta uno dei prototipi più affascinanti del design automobilistico italiano. Nonostante la sua bellezza e l’innovazione tecnica, la vettura fu rifiutata, danneggiata e abbandonata, finendo persino tra i topi. Solo grazie a un collezionista giapponese, la Canguro ha trovato una seconda vita e ha conquistato il prestigioso riconoscimento al Concorso d’Eleganza Villa d’Este.
Un progetto di design tra Bertone e Pininfarina
Nel 1964, Alfa Romeo si lanciò in un’ambiziosa sfida: esplorare le potenzialità del telaio tubolare della Giulia TZ, una sportiva leggera sviluppata per le competizioni. Per valutare diverse interpretazioni stilistiche, l’azienda coinvolse due delle più prestigiose carrozzerie dell’epoca, Bertone e Pininfarina. A Bertone, il progetto finì nelle mani di Giugiaro, già noto per la Giulia Sprint GT. Il designer realizzò una coupé dalle proporzioni straordinarie, con un frontale basso, superfici sinuose e un padiglione che scende dolcemente verso la coda. La soluzione tronca ispirata agli studi aerodinamici di Wunibald Kamm e le prese d’aria laterali furono elementi innovativi per l’epoca.
La carrozzeria delle versioni da corsa era affidata a Zagato, ma ad Arese si immaginava anche una gran turismo capace di sfruttare quella raffinata architettura meccanica. La Canguro debuttò al Salone di Parigi del 1964, conquistando l’attenzione degli appassionati. Tuttavia, il progetto non ottenne il via libera alla produzione. Le difficoltà industriali e l’impossibilità di organizzare una costruzione in serie attraverso Autodelta mettono fine alle ambizioni commerciali della vettura.
Un incidente e un abbandono che ne cambiarono il destino
Il destino della Canguro peggiorò ulteriormente durante le riprese di uno spot pubblicitario Shell sul circuito di Monza, dove la coupé fu tamponata dalla Chevrolet Testudo, un’altra concept car di Bertone. L’incidente causò danni significativi alla carrozzeria, e il ripristino richiedeva un lavoro estremamente complesso. Bertone decise di non affrontare il restauro, e la vettura fu abbandonata, esposta alle intemperie e persino ai roditori. Per anni, la Canguro rimase in condizioni difficilmente immaginabili per un prototipo di tale importanza. Fu Gary Schmidt, un appassionato americano residente in Germania, a tentare di recuperarla e portarla alle condizioni originali. Il progetto si rivelò però molto più impegnativo del previsto. Ricostruire fedelmente le forme disegnate da Giugiaro richiedeva competenze e risorse considerevoli. La Canguro fu salvata grazie a Shiro Kosaka, un collezionista giapponese che già possedeva l’esemplare realizzato da Pininfarina.
Il restauro ha restituito le forme originali, cancellando le conseguenze dell’incidente e dell’abbandono. Nel 2005, la Canguro riapparve al Concorso d’Eleganza Villa d’Este, dove conquistò il prestigioso riconoscimento Best in Show. È il riscatto di un’automobile che Alfa Romeo non volle costruire e che per decenni sembrava destinata all’oblio. La combinazione di un prototipo dimenticato, una base tecnica raffinata e la firma di Giugiaro ha trasformato la Canguro in una testimonianza preziosa del design automobilistico italiano. Oggi il suo valore collezionistico deriva dall’unicità del progetto, dalla base tecnica della Giulia TZ e soprattutto dalla firma di Giugiaro. Una combinazione che ha trasformato un prototipo dimenticato in una delle testimonianze più preziose della creatività automobilistica italiana.
- Disegnata da Giugiaro nel 1964
- Abbandonata e danneggiata in un incidente
- Risorta grazie a un collezionista giapponese
- Conquistata al Concorso d’Eleganza Villa d’Este