Laverda V6, la moto da 140 CV che sfiorava i 280 km/h
La Laverda V6, una moto da 140 CV con prestazioni estreme, raggiungeva velocità vicine ai 280 km/h negli anni Settanta.

La Laverda V6 era una moto da endurance con un motore a sei cilindri da 995,45 cc, in grado di sviluppare circa 140 CV. Nel 1978, questa macchina era in grado di sfiorare i 280 km/h, un record estremo per l’epoca. Progettata per competere in gare come il Bol d’Or, la V6 rappresentava un’innovazione tecnica senza precedenti. Il motore, con doppio albero a camme in testa e quattro valvole per cilindro, era un’opera di ingegner Giulio Alfieri, che aveva concepito un sistema di trasmissione complesso, con cambio a cinque rapporti, frizione controrotante e cardano per la potenza alla ruota posteriore.
Un’esperienza di guida unica
La Laverda V6 non era solo veloce, ma anche estremamente diversa dalle motociclette stradali dell’epoca. Il suo design e le sue caratteristiche tecniche la distinguevano in modo netto. Il collaudatore Fernando Cappellotto ha raccontato che, sul rettilineo del Mistral, la Laverda riusciva a guadagnare circa 20 km/h rispetto alla Honda ufficiale. Un test con fotocellule ha registrato una velocità di 279 km/h, un dato impressionante per l’anno di progettazione. Tuttavia, la sua performance non era limitata al rettilineo: la moto aveva un comportamento dinamico unico, che richiedeva un’esperienza specifica per essere guidata in modo ottimale.
Un problema tecnico che ne ha limitato la produzione
Il problema principale era legato alla complessità del motore e alla trasmissione. Il cardano, pur essendo necessario per trasmettere la potenza, era sottoposto a forti sollecitazioni a causa delle dimensioni del propulsore e della posizione della ruota posteriore. Laverda aveva già pensato a una soluzione con la trasmissione a catena, ma questa non fu mai realizzata. Dopo il Bol d’Or, l’esemplare originale fu adattato all’impiego stradale, con modifiche al telaio, al serbatoio e alla sospensione. Tuttavia, la produzione in serie non fu mai realizzata, a causa di regolamenti, costi e complessità industriali.
La Laverda V6 rimase un esperimento irripetibile, un progetto che non si concretizzò mai in produzione di serie. Solo tre esemplari sono oggi esistenti, ognuno con una storia diversa. Il primo è la macchina da corsa originale, mentre gli altri due vennero completati in epoche successive. La moto è oggi considerata una delle motociclette italiane più affascinanti e tecnicamente audaci della sua epoca. Nonostante non sia mai entrata in produzione, la Laverda V6 rappresenta un simbolo di innovazione e sfida, un progetto che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia motociclistica.
La storia dei tre esemplari è altrettanto particolare. Alla moto originale si aggiunse negli anni Novanta un secondo progetto destinato ai collezionisti, inizialmente proposto a 90 milioni di lire in preordine, ma senza seguito commerciale. Quell’esemplare fu successivamente recuperato e completato dall’appassionato olandese Cor Dees, che realizzò da zero anche la terza moto. La Laverda V6 rimase così un esperimento irripetibile. Non diventò la “Formula 1 con la targa” che avrebbe potuto essere, ma le sue caratteristiche spiegano perché, quasi mezzo secolo dopo, continui a essere una delle motociclette italiane più affascinanti e tecnicamente audaci della sua epoca.