Multa di 75 euro per pedoni distratti: la protesta si fa sentire

Il nuovo Codice della Strada propone multe per pedoni distratti dallo smartphone, suscitando forte opposizione.

Multa di 75 euro per pedoni distratti: la protesta si fa sentire
Pedoni che attraversano la strada con smartphone, con un agente di polizia che li osserva, in un contesto di protesta
Pedoni che attraversano la strada con smartphone, con un agente di polizia che li osserva, in un contesto di protesta

Il Ministero delle Infrastrutture ha introdotto nel testo-base del nuovo Codice della Strada una misura controversa: multe di 75 euro per i pedoni che attraversano la strada distratti dallo smartphone. La proposta ha suscitato un acceso dibattito e forti proteste da parte di attivisti, cittadini e movimenti per la mobilità sostenibile. L’obiettivo è estendere il concetto di distrazione a tutti gli utenti della strada, non solo ai conducenti. Fino a oggi, le regole sull’uso dei dispositivi elettronici riguardavano esclusivamente gli automobilisti. Ora, il divieto si estende anche ai pedoni, limitatamente al momento dell’attraversamento della strada o durante la marcia sulla carreggiata.

La protesta contro la responsabilità spostata

La misura ha suscitato reazioni forti, con molti considerando questa norma un tentativo di spostare la responsabilità degli incidenti dalla parte più forte (l’automobile) a quella più debole e vulnerabile (il pedone). I critici sostengono che multare chi cammina rischia di creare un alibi per chi guida in modo imprudente e sminuisce il problema principale della sicurezza stradale, che risiede nella velocità e nella distrazione di chi manovra mezzi pesanti.

Un utente ha sintetizzato il sentimento comune affermando: “Puniamo pedoni e ciclisti, ma non riusciamo a sanzionare gli automobilisti che guidano a tutta velocità scrollando i video su Instagram”. Altri sottolineano l’assurdità di equiparare le responsabilità civiche e fisiche: “Se da pedone sei disattento rischi di andare contro una tonnellata di acciaio e farti uccidere, la tua sanzione è il , non dovresti prendere anche la multa”. La percezione in rete è che in Italia la precedenza sulle strisce pedonali sia ancora vissuta come una “grazia concessa da un automobilista illuminato”, piuttosto che un diritto inalienabile.

Un azzardo normativo per scaricare le colpe

Diversi portavoce dei movimenti ecologisti e ampi strati della società civile denunciano l’iniziativa come un azzardo normativo volto puramente a scaricare le colpe dei sinistri stradali sull’anello più fragile della catena circolatoria. Sanzionare le persone a piedi, sostengono i detrattori, finisce per fornire una giustificazione legale a chi si trova al volante e preme troppo sull’acceleratore o frena in ritardo.

Un agente di Polizia Locale che multa un pedone per smartphone: vedremo davvero questa scena? L’intero ecosistema web solleva un gigantesco interrogativo sull’effettiva applicabilità pratica della norma sulle strade italiane. “È la classica ennesima legge che non verrà rispettata da nessuno e che servirà solo a fare cassa in rare occasioni”, si legge in uno dei commenti più votati sui social. Per rendere la multa da 75 euro un deterrente reale, sarebbe teoricamente necessaria la presenza fisica e costante di un agente di Polizia Locale a ridosso di ogni singolo incrocio pedonale del Paese.

In alternativa, si ipotizza l’installazione di una rete di telecamere dotate di sofisticati software di riconoscimento facciale. Tuttavia, questo scenario sfocia nella fantascienza distopica e si scontra con le attuali normative europee sulla tutela della privacy e sul trattamento dei dati personali dei cittadini. La norma rischia di diventare una mera dichiarazione d’intenti, non un deterrente concreto. Molti sostengono che l’effettiva applicazione della multa richiederebbe un sistema di controllo estremamente costoso e invasivo, che potrebbe non essere sostenibile economicamente o socialmente. La protesta si basa su una critica radicata: la misura non affronta i veri fattori di rischio stradale.