Christian Horner: «Pronto a tornare, ma solo con il progetto giusto»

Christian Horner annuncia di essere pronto a tornare in Formula 1, ma solo con un progetto giusto. La sua carriera e il rapporto con la Ferrari.

Christian Horner: «Pronto a tornare, ma solo con il progetto giusto»

Christian Horner, ex team principal della Red Bull, ha rivelato di essere pronto a tornare in Formula 1, ma solo se il progetto sarà giusto. L’ex leader della squadra britannica ha parlato della sua vita dopo la Red Bull, della sua filosofia e del rapporto con la Ferrari, che per ora resta una suggestione. Horner ha sottolineato che il ritorno dipende da una condizione: avere una quota di proprietà. L’addio alla squadra, avvenuto nel luglio 2025, è stato un momento doloroso, ma non ha spento la sua passione per la Formula 1.

Un’era che si chiude e una carriera di successi

Horner, arrivato alla Red Bull nel 2005 come il più giovane team principal della storia della Formula 1, ha guidato la squadra per vent’anni. Quando se ne è andato, aveva alle spalle 124 vittorie, 14 titoli mondiali e 287 podi in 405 Gran Premi. Il numero di persone all’interno della squadra è cresciuto da meno di 400 a 2.200. Ha messo cuore e anima in quell’azienda. L’uscita, però, è stata dura da digerire: «È stata dolorosa. Molto dolorosa. Non l’ho davvero elaborata fino a un mese dopo, perché nell’immediato mi sono concentrato sul sostenere mia figlia in un periodo orribile».

Un progetto che non è andato a buon fine

Horner ha espresso un rimpianto per il progetto Red Bull Powertrains, nato nel 2021 e sul punto di scendere in pista quando è stato allontanato. «Ho provato una grande tristezza nel non vedere quel motore su una macchina», ha raccontato. Ha seguito in TV la vittoria di Max Verstappen in Bahrain, la prima con un propulsore interamente costruito dalla squadra, e ha scritto a Max dopo la gara. Per lui è stato un momento che conferma la sua filosofia: Se metti insieme le persone giuste, con la cultura giusta e gli strumenti necessari, tutto è possibile. Tuttavia, secondo Horner, la squadra ha smarrito una parte della sua identità. «La Red Bull è sempre stata la squadra ribelle, quella che spingeva i limiti. Il suo mantra era essere anticonformista, essere un elemento di rottura. Adesso è un po’ diversa».

Per ora, dunque, Horner resta a guardare dall’esterno. «Sono felice di stare fuori dallo sport e vedere quali opportunità si presenteranno nei prossimi mesi o anni. Non è un obbligo tornare. Lo farei solo per l’occasione giusta, con persone che hanno voglia di vincere. Non tornerei mai solo per partecipare». Se il ritorno non dovesse arrivare, se ne farà una ragione: «Ho avuto una corsa straordinaria. Ho vinto una gara su quattro tra quelle a cui ho partecipato». Ma la F1, ammette, resta l’unica cosa che davvero lo motiva: «Mi mancano le persone, la squadra, la competizione. Amo ancora questo sport, ma non mi mancano i viaggi e la politica».

Il nome della Ferrari è tornato a circolare dopo le parole di Horner del mese scorso, quando aveva parlato del Cavallino come di un “lavoro da sogno”. Oggi ridimensiona tutto, spiegando che quei commenti si riferivano più ad altri che a lui: «Le mie parole sono state estrapolate dal contesto». Il suo sguardo è quello di chi vuole tornare da protagonista, non da dipendente. «La Ferrari è il marchio più grande della F1, la squadra più storica. Ma ho accumulato un capitale straordinario per valutare la prossima mossa nello sport. E questa avrebbe una quota di proprietà, e la Ferrari non venderà azioni». Per il team principal attuale, Fred Vasseur, in un momento complicato per la scuderia, ha parole di rispetto: «È una persona esperta, ha fatto un lavoro decente. Ma io, più di chiunque altro, conosco le pressioni che comporta guidare un’organizzazione competitiva».