Red Bull domina nei banchi, ma non in pista: il paradosso del motore più potente della Formula 1 2026
Red Bull Ford confermato come motore più potente della Formula 1 2026, ma non domina in pista. Dati ADUO non convincono costruttori.

La seconda tornata di misurazioni ADUO della FIA conferma Red Bull Ford come motore endotermico più potente della Formula 1 2026, esattamente come la prima. Tuttavia, il distacco tra Red Bull e i rivali non si è modificato, nonostante i gettoni di sviluppo già spesi. La domanda che si pone è se quei gettoni stiano davvero colmando un gap o se il gap in questione sia strutturale, e quindi non richiudibile con le armi regolamentari a disposizione. La situazione ha suscitato perplessità tra i costruttori, che non sembrano convinti dei dati pubblicati.
La metodologia ADUO e la fiducia tra costruttori
La FIA misura la potenza della sola combustione interna di ogni power unit, stabilisce un benchmark sul motore più performante e assegna omologazioni extra, cioè finestre di sviluppo aggiuntive altrimenti vietate dal congelamento tecnico, a chi resta sotto una certa soglia di distacco. In questa tornata, Mercedes si conferma tra il 2 e il 4% sotto Red Bull Ford e riceve un’omologazione per il 2026 e una per il 2027; Ferrari, Audi e Honda, oltre il 4%, ne ricevono due a testa per ciascuna delle due stagioni. Numeri identici, percentuale per percentuale, a quelli della prima tornata di misurazioni.
La squadra che vince ha voluto ricontrollare i compiti prima di accettare il voto più alto della classe. Laurent Mekies, responsabile di Red Bull, aveva chiesto una “revisione fattuale” dei dati della prima tornata, quelli che già allora certificavano la superiorità del proprio motore. Nikolas Tombazis, direttore tecnico monoposto della FIA, ha parlato di dati “incredibilmente solidi”. Tuttavia, il distacco non si è mosso di una virgola, e la domanda rimane: quei gettoni stanno davvero colmando un gap o si tratta di un gap strutturale?
La fiducia tra costruttori si indebolisce con ogni nuova tornata di dati.
Un paradosso tra banchi e pista
Se Red Bull Ford ha davvero il miglior motore endotermico della Formula 1, perché in pista non si vede? La combustione interna vale poco più della metà della potenza complessiva di una power unit ibrida, il resto arriva da elettrico e recupero energia. Tuttavia, il costruttore incoronato “migliore” nei banchi FIA non stia dominando il campionato, mentre Mercedes e Ferrari restano costantemente competitive pur partendo, sulla carta, da un motore endotermico inferiore. Il resto della power unit e il pacchetto aerodinamico contano più della singola metrica che la FIA sceglie di pubblicare, oppure quella metrica non racconta tutta la storia che dovrebbe raccontare. In entrambi i casi, il pubblico non ha gli strumenti per saperlo, perché la metodologia esatta con cui l’ADUO calcola quei numeri resta riservata: si conoscono la percentuale finale e il numero di gettoni assegnati, non il modo in cui si arriva a quella percentuale.
La metodologia ADUO non è trasparente e genera sospetto.
Non è nemmeno la prima volta, in questa stagione, che la fiducia tra costruttori sul rispetto della lettera del regolamento vacilla. A inizio 2026 era scoppiata una disputa parallela sul rapporto di compressione dei motori: il tetto regolamentare era stato abbassato da 18:1 a 16:1, ma la misura veniva effettuata a temperatura ambiente, e alcuni rivali sospettavano che Mercedes e Red Bull Powertrains, una volta il motore a temperatura di esercizio, riguadagnassero per dilatazione termica un rapporto effettivo più vicino ai vecchi 18:1.
La FIA ha risolto la questione con un compromesso, introducendo dal 1° giugno 2026 controlli sia a freddo sia a caldo, e passando a un controllo solo a caldo dal 2027. Un regolamento nato per garantire equità aveva già avuto bisogno di una correzione in corsa dopo pochi mesi. Che un nuovo ciclo tecnico debba aggiustarsi strada facendo non è di per sé uno scandalo, capita a ogni cambio regolamentare importante. Ma sommato al fatto che, mesi dopo, il costruttore leader continua a chiedere revisioni sui propri stessi dati vincenti, il quadro complessivo racconta di un impianto regolamentare che fatica a convincere tutti, non solo chi ne esce penalizzato.