Auto elettriche cinesi in Europa: quota record del 14,2%
Auto elettriche cinesi raggiungono il 14,2% delle vendite in Europa, con Regno Unito e Italia i mercati più dinamici.

Le auto elettriche cinesi hanno raggiunto una quota record in Europa, con il 14,2% delle vendite totali nel periodo gennaio-maggio 2026. Questo dato, rilevato da Schmidt Automotive Research, segna un incremento di quasi cinque punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2025. Il Regno Unito e l’Italia sono i mercati che hanno trainato maggiormente questa crescita, con il primo che beneficia di dazi d’importazione relativamente bassi e il secondo che offre sussidi per l’acquisto di auto elettriche. I costruttori cinesi hanno venduto circa 171.800 unità in 18 mercati europei, dimostrando una forte espansione nel settore.
Concorrenza e sussidi di Stato
Le accuse di concorrenza sleale rivolte ai costruttori cinesi si basano sull’idea che vendano sottocosto grazie ai sussidi di Stato, per conquistare quote di mercato a scapito dei produttori locali. Tuttavia, alcuni dati suggeriscono che la crescita in Europa potrebbe non essere solo il risultato di politiche protezionistiche, ma anche della percezione di una maggiore convenienza offerta dai marchi cinesi. Gli automobilisti sembrano apprezzare le auto elettriche cinesi per il loro rapporto qualità-prezzo, un aspetto che potrebbe spiegare in parte il loro successo.
La domanda sull’effettiva concorrenza sleale rimane aperta. Se una parte della loro crescita in Europa passa da incentivi europei e da fabbriche europee, viene da chiedersi se questi numeri raccontano davvero una storia di concorrenza sleale, o dimostrano semplicemente che i marchi cinesi offrono oggi auto elettriche più convenienti di quelle europee, a prescindere da chi paga lo sconto?
Le risposte dei produttori europei
La crescita delle auto elettriche cinesi ha spinto alcuni dirigenti del settore a chiedere misure più severe per proteggere l’industria europea. L’amministratore delegato di Volkswagen, Oliver Blume, ha espresso la sua preoccupazione e ha chiesto a Bruxelles di estendere dazi aggiuntivi fino al 35% anche ai veicoli ibridi plug-in cinesi, che finora non erano inclusi nelle misure già in vigore. Queste richieste si inseriscono in un contesto di dibattito politico aperto sulle normative d’importazione e sulle politiche commerciali che potrebbero influenzare il mercato europeo.
Tra i marchi che hanno contribuito maggiormente alla crescita in Europa ci sono BYD, Chery, SAIC e Xpeng. Questi costruttori, con una presenza sempre più forte nei mercati europei, stanno riuscendo a competere non solo grazie ai loro prezzi, ma anche grazie alla loro capacità di soddisfare le esigenze dei consumatori. La domanda crescente di veicoli elettrici, unita a una maggiore accessibilità, ha reso possibile questa espansione. La domanda su chi effettivamente beneficia dei sussidi rimane dibattuta. Se i costruttori cinesi stanno semplicemente offrendo prodotti più convenienti, o se stanno sfruttando sussidi statali per competere in modo non equo, è una questione che continua a essere dibattuta. La risposta a questa domanda potrebbe influenzare le politiche future non solo in Europa, ma anche a livello globale.
La crescita delle auto elettriche cinesi in Europa rappresenta un cambiamento significativo nel settore automobilistico. Non solo per il loro impatto economico, ma anche per il loro ruolo nel definire le tendenze del mercato. Con un mercato in continua evoluzione, i costruttori cinesi stanno dimostrando di essere in grado di competere a livello internazionale, offrendo prodotti che soddisfano le esigenze dei consumatori in modo diverso rispetto ai marchi tradizionali.