Il due tempi moderno: quattro moto che sfidano le normative e le convenzioni
Quattro moto artigianali che rilanciano il due tempi, con potenze da Motomondiale e numeri di serie limitati.

Il due tempi stradale è ufficialmente morto da un pezzo, seppellito dalle normative Euro 3/4 sotto una lapide con scritto “emissioni”. Solo che ogni tanto qualcuno bussa da sotto. Negli ultimi dieci anni un pugno di costruttori artigianali ha continuato a costruire miscelatori, e lo ha fatto senza mezze misure: o pesi da bicicletta o potenze da Motomondiale, con numeri di serie che si contano sulle dita di una mano e listini che partono da dove finiscono quelli delle superbike. Tra questi, quattro moto che volano nelle nuvole: Bultaco, Veloce, Vins e Langen, ognuna con un’anima diversa ma un’unica passione: il due tempi.
La Veloce Aperion: 280 CV e un design da follia
La Veloce Aperion è probabilmente la cosa più fuori di testa uscita da un capannone inglese negli ultimi vent’anni. La startup dell’Oxfordshire ha preso otto cilindri derivati dall’Aprilia RS125 e li ha disposti in due bancate a V di quattro attorno a un cambio centrale, ottenendo un due tempi di 1.000 cm³ a X con quattro alberi motore rinviati a un albero comune. Dichiarati 280 CV a 12.000 giri, otto carburatori Dell’Orto da 24 mm comandati da un sistema a otto cavi, otto camere di espansione in lega realizzate per sinterizzazione laser e un powertrain che da solo pesa 105 kg, portante, con telaietti a traliccio avvitati davanti e dietro.
La Vins Duecinquanta: tecnologia italiana e potenza Euro 5
La Vins Duecinquanta nasce a Maranello per mano di ex ingegneri di area Ferrari e monta un bicilindrico a V di 90° di 249,5 cm³ con alberi controrotanti e iniezione diretta, 75 CV a 11.700 giri nella versione Strada, che ha superato la soglia Euro 5. Attorno c’è una monoscocca in carbonio, sospensione anteriore su schema Hossack, poco più di 100 kg dichiarati e 210 km/h, che sulla Competizione diventano 230. Costava circa 40.000 euro la stradale e 50.000 la pistaiola.
Lo stesso motore è finito nel telaio a traliccio in alluminio della Langen Two Stroke, café racer inglese senza sovrastrutture, serbatoio in carbonio e un peso dichiarato attorno ai 120 kg: 100 esemplari, tutti venduti e consegnati a partire da fine 2022, da 28.000 sterline più tasse. Targabile in Gran Bretagna, non in Unione Europea: mancano Euro 5 e ABS, e tanti saluti.
La Bultaco TSS 350: un ritorno al passato con tecnologia moderna
La Bultaco TSS 350 rinata nel 2026 è un monocilindrico due tempi di 350 cm³ raffreddato ad aria, alimentato da un carburatore Mikuni VM44, con telaio a doppia culla in tubi d’acciaio, forcella e freni a tamburo di disegno Ceriani. Niente elettronica, niente omologazione: è una moto da pista e basta, pensata per i trofei classic. Le concessioni al presente stanno nei dettagli che non si vedono, cioè accensione elettronica programmabile, cambio a cassetta estraibile a sei rapporti e pneumatici Continental. I numeri dichiarati sono 60 CV alla ruota e 103 kg a secco, che nel 2026 fanno impressione quanto i 280 CV di cui parliamo fra due righe.
Gli esemplari saranno 29, costruiti a mano in Spagna su ordinazione: il numero richiama il Modello 29, la sigla interna della TSS originale del 1969, costruita in 58 unità fra il 69 e il 70. E non è un soprammobile: nel 2025 la moto ha girato in dieci gare spagnole vincendone sette, senza ritiri. Prezzo mai comunicato, il che di solito è già una risposta.
La capostipite di questa piccola follia però è tedesca e ha ormai dodici anni. Nel 2014 la Ronax 500 di Dresda ha ricostruito da zero una GP della classe 500, con un V4 a 80° di 499 cm³ dai carter fresati dal pieno, doppi alberi controrotanti, iniezione elettronica, cambio a cassetta, 160 CV a 11.500 giri e 145 kg a secco grazie a carrozzeria e componenti in carbonio, con Öhlins e Brembo di serie. Gli esemplari previsti erano 46, come il numero di un pilota di Tavullia la cui NSR 500 è chiaramente il modello di riferimento, al pre