Laverda torna con la LA-1 660: un’alternativa di classe alle scrambler
Laverda torna con la LA-1 660, un’alternativa di classe alle scrambler.

Laverda torna con la LA-1 660, un progetto che unisce la tradizione del marchio alla modernità del gruppo Piaggio. Il disegno dell’instancabile Oberdan Bezzi riporta in vita il nome del brand, che ha visto la luce a Breganze nel 1949. La LA-1 660, ispirata alle famose Laverda degli anni Settanta, si presenta come un’alternativa di classe alle scrambler e alle duals disponibili in concessionaria. L’idea, spiega Bezzi, è quella di una moto godibile e ben fatta, senza l’obbligo di stare sempre a gas spalancato.
Un’eredità di eccellenza
La Laverda nasce come costola di un’azienda di macchine agricole attiva dal 1873. La Moto Laverda viene fondata nell’ottobre 1949 da Francesco Laverda, laureato in fisica, che con il tecnico Luciano Zen ha messo insieme il prototipo della 75. Per una quindicina d’anni si va avanti con piccole cilindrate, ciclomotori e scooter, poi arriva Massimo Laverda e la rotta cambia: 650, poi la 750 SF, la SFC arancione da endurance, le tre cilindri 1000 e 1200.
Un’alleanza strategica con Aprilia
La LA-1 660 si basa su un motore bicilindrico parallelo di 659 cm³ di Aprilia, scelta “obbligata” visto che il marchio è di proprietà del gruppo Piaggio. Con una differenza mica da poco: nel 1977 l’accordo con Husqvarna era una trattativa tra aziende diverse, oggi Laverda e Aprilia stanno nello stesso bouquet di marchi di proprietà del gruppo Piaggio. Il bello è che la sigla dice tutto: LA-1 è la stessa formula aggiornata al presente, con la lettera che cambia perché cambia il fornitore (Aprilia).
La LA-1 660 è già in casa, già omologata, già declinata in versione fuoristradistica sulla Tuareg 660, dove eroga 80 CV a 9.250 giri e 70 Nm a 6.500 giri. Sarebbe questione di ciclistica e di sovrastrutture, non di progettare un motore da zero. Il richiamo alle Regolarità anni Settanta è esattamente il tipo di storia che oggi vende, viste le classifiche delle scrambler. Il problema, come sempre, è a valle. Rimettere in strada un marchio significa rete di vendita, ricambi, assistenza, comunicazione: costi che si giustificano solo con volumi che una nicchia del genere difficilmente garantisce, e per di più andando a pescare nello stesso bacino di un modello che il gruppo già produce. Per questo la LA-1 660 resterà dove sta, come un progetto che non si traduce in una vera e propria rinascita, ma che tiene viva una storia.
- La LA-1 660 è un progetto ispirato alle Laverda degli anni Settanta.
- Il motore è fornito da Aprilia, in un’alleanza strategica con il gruppo Piaggio.
- La produzione non si estende a una vera e propria rinascita del marchio.
La Laverda, che ha dormito negli archivi del gruppo di Pontedera da vent’anni, potrebbe tornare a essere un simbolo di eccellenza, ma solo come un’alternativa di classe alle scrambler, senza però rientrare nel mercato come un brand autonomo.