Simon Crafar chiarisce i criteri per le sanzioni in MotoGP
Simon Crafar spiega come vengono valutate le sanzioni in MotoGP, basandosi sull’azione e non sulle conseguenze.

Un sistema di sanzioni basato sull’azione, non sulle conseguenze
In MotoGP, un pilota che involontariamente manda un avversario all’ospedale non riceve automaticamente una sanzione più grave. Simon Crafar, presidente del panel dei commissari, ha chiarito i criteri utilizzati per valutare le sanzioni. I commissari analizzano l’azione, la sua pericolosità, le circostanze, gli antecedenti e la possibilità di ripetizione del comportamento. Non si considerano le conseguenze mediche, anche se possono essere gravi. Questo approccio è stato spiegato in modo chiaro da Crafar, che ha sottolineato che le sanzioni non seguono una logica del talione.
Le sanzioni non sono una compensazione per i danni subiti.
Crafar ha spiegato che il focus dei commissari è sull’azione stessa, non sulle conseguenze. Un contatto può produrre esiti diversi, come un pilota che si ferma immediatamente e un altro che si infortuna. Questa differenza non è dovuta a una maggiore colpa, ma alla natura del rischio intrinseco del motorsport. Per Crafar, aspettare un referto medico per decidere una sanzione sarebbe ingiusto, poiché potrebbe portare a punizioni differenti per azioni simili.
Il “Long Lap Penalty” non è una compensazione, ma una forma di riconoscimento
Il “Long Lap Penalty” è un esempio di come i commissari applicano i loro criteri. Crafar ha chiarito che non si tratta di una compensazione per il pilota colpito, ma di un riconoscimento dell’errore commesso. Un pilota che perde alcuni secondi per un incidente non riceve una sanzione che lo punisca per il danno subito dall’altro. L’obiettivo è far capire al pilota che ha commesso un errore e che dovrà evitare di ripeterlo.
La sanzione serve a prevenire, non a riparare.
Crafar ha sottolineato che il sistema non ha l’obiettivo di riparare i danni causati da un incidente, ma di evitare che comportamenti pericolosi si ripetano. Questo approccio è stato spiegato in modo chiaro: non si punisce per le conseguenze, ma per l’azione. Un pilota che commette un errore ma non subisce danni non riceve una sanzione più grave di uno che si infortuna.
La prevenzione è parte integrante del lavoro dei commissari
Un altro aspetto importante del lavoro di Crafar è la prevenzione. Non tutte le azioni problematiche vengono sanzionate immediatamente. Se un comportamento non è sufficientemente grave per giustificare una penalità, ma è considerato pericoloso, i commissari registrano le immagini e contattano l’equipaggio. Il messaggio è chiaro: parla al tuo pilota. Se il comportamento si ripete, il pilota può essere convocato e mostrate le immagini per spiegare che il suo comportamento è sotto osservazione. Un avvertimento può modificare il comportamento.
Secondo Crafar, in nove casi su dieci un avvertimento è sufficiente a modificare il comportamento di un pilota. Questo approccio non solo previene sanzioni più severe, ma anche promuove una cultura di sicurezza all’interno del motorsport. La comunicazione tra commissari e piloti è un elemento chiave per mantenere un ambiente competitivo ma sicuro.
Un sistema che cerca di equilibrare giustizia e sportività
Nonostante i dibattiti e le contestazioni, il sistema di sanzioni in MotoGP cerca di equilibrare la giustizia sportiva con la pratica della competizione. Crafar ha spiegato che non si cerca di riparare i danni causati da un incidente, ma di evitare che comportamenti pericolosi si ripetano. Questo approccio, pur non perfetto, permette di comprendere perché un pilota che manda un avversario all’ospedale non riceve automaticamente una sanzione più grave. Il sistema si basa su criteri oggettivi, non su conseguenze casuali.