Auto ibride Plug-in: crescono le immatricolazioni in Italia

Auto ibride Plug-in: crescono le immatricolazioni in Italia

Le auto ibride ricaricabili (PHEV, Plug-in Hybrid Electric Vehicle) stanno conquistando una fetta sempre più ampia del mercato italiano. A settembre 2026, secondo UNRAE, l’Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri, ne sono state immatricolate 15.669, contro le 10.896 dello stesso mese dell’anno precedente. La crescita è del 43,8% e la quota di mercato è salita dall’8,5% all’11,1%.*

Anche il bilancio dei primi nove mesi dell’anno conferma questa tendenza, con oltre 122.000 immatricolazioni. Sono numeri che riportano l’attenzione su una tecnologia capace di combinare due sistemi di propulsione, con caratteristiche che possono adattarsi a esigenze di mobilità piuttosto diverse.

Come funziona una Plug-in Hybrid?

Le vetture plug-in hybrid affiancano al motore termico un motore elettrico, alimentato da una batteria che si può ricaricare collegando l’auto a una presa di corrente o a una colonnina.

La differenza rispetto alle ibride non ricaricabili riguarda soprattutto la batteria, generalmente più capiente, e la possibilità di viaggiare in modalità esclusivamente elettrica per distanze maggiori. Esaurita la carica utilizzabile per questa modalità, l’auto continua a funzionare come un’ibrida, senza che sia necessario fermarsi per ricaricare.

Chi utilizza la vettura soprattutto in città o per tragitti relativamente brevi può quindi sfruttare spesso la propulsione elettrica. Quando invece deve affrontare un viaggio più lungo, può contare anche sul motore termico, senza dover programmare necessariamente una sosta presso una stazione di ricarica.

Ricaricare spesso conviene davvero?

È proprio la frequenza delle ricariche a fare una differenza importante nell’utilizzo di una Plug-in Hybrid. Avere una presa disponibile nel garage di casa o sul posto di lavoro, per esempio, permette di ripristinare regolarmente l’energia della batteria e percorrere molti tragitti senza consumare benzina.

Se invece si viaggia quasi sempre con la batteria poco carica, il motore termico viene utilizzato più frequentemente. In queste condizioni i consumi possono aumentare, anche perché la vettura deve trasportare una batteria più pesante rispetto a quella di un’ibrida tradizionale.

Prima dell’acquisto conviene dunque fare qualche conto sulle proprie abitudini. Non basta sapere quanti chilometri può percorrere l’auto in elettrico: conta anche dove la si lascia parcheggiata, quante occasioni ci sono per ricaricarla e quale tipo di percorso si affronta più spesso.

Due esempi di SUV Plug-in Hybrid

Per capire come la tecnologia Plug-in Hybrid venga applicata a vetture di caratteristiche differenti, si possono prendere come esempio due SUV della gamma Lexus: Lexus NX 450h+ e Lexus RX 450h+.

Lexus NX 450h+ utilizza la trazione integrale elettrica E-FOUR, con un motore elettrico posteriore che contribuisce a distribuire la forza motrice tra i due assi. La batteria agli ioni di litio dispone inoltre di un sistema di gestione della temperatura, utile a mantenerne il funzionamento nelle diverse condizioni climatiche.

Lexus RX 450h+ è un SUV di dimensioni maggiori, anch’esso dotato del sistema di trazione integrale E-FOUR. Offre un abitacolo più spazioso e un’impostazione orientata al comfort, caratteristiche che possono interessare chi viaggia spesso con più passeggeri o ha bisogno di maggiore spazio a bordo.

In entrambi i casi, la possibilità di utilizzare la modalità elettrica nei tragitti quotidiani si accompagna alla presenza del motore a benzina per le percorrenze più lunghe. La scelta tra i due modelli riguarda quindi anche le dimensioni della vettura e le necessità di chi la utilizza.