Xiaomi lancia il primo chip cinese per la guida assistita: dal 2027 sostituirà Nvidia

Xiaomi presenta il chip Xring D100 per la guida assistita, prodotto a 3 nanometri e destinato a sostituire i processori Nvidia a partire dal 2027.

Xiaomi lancia il primo chip cinese per la guida assistita: dal 2027 sostituirà Nvidia
Un chip per la guida assistita prodotto a 3 nanometri, installato su auto elettriche Xiaomi dal 2027
Un chip per la guida assistita prodotto a 3 nanometri, installato su auto elettriche Xiaomi dal 2027

Da agosto 2026, Xiaomi ha annunciato che, a partire dal 2027, le sue auto elettriche utilizzaranno un chip progettato internamente, lo Xring D100, al posto delle piattaforme Nvidia attualmente in uso su modelli come SU7 e YU7. Questo passo segna un cambiamento significativo per la divisione automobilistica cinese, che punta a ridurre la dipendenza da fornitori esterni e a controllare direttamente i costi, i tempi di sviluppo e le forniture. Il chip, prodotto a 3 nanometri, è stato sviluppato con un investimento di oltre 21 miliardi di yuan (circa 2,6 miliardi di euro) e coinvolge un team di quasi 3.000 ingegneri.

Un passo verso l’autonomia tecnologica

Il Xring D100 è il primo chip progettato internamente da Xiaomi per la guida assistita, e permette al sistema di eseguire modelli di intelligenza artificiale localmente, senza dover ricorrere al cloud. Questo approccio è cruciale per la velocità di reazione in situazioni di guida, dove i millisecondi contano. Il chip combina una CPU a 20 core e una NPU a 16 core, supportando fino a 160 GB di memoria unificata. Secondo Xiaomi, questa configurazione permette di far girare modelli di intelligenza artificiale fino a 200 miliardi di parametri, un numero elevato che indica un’alta capacità di calcolo.

Nonostante le prestazioni dichiarate, Xiaomi non ha reso noto il valore in TOPS, l’unità con cui si confrontano i processori per la guida autonoma. Senza questo dato, le prestazioni reali del D100 restano difficili da valutare rispetto a quelli dei concorrenti. Tuttavia, il chip è stato presentato come il primo processore cinese ad alta potenza di calcolo per la guida realizzato su un processo a 3 nanometri, un passo avanti significativo per la tecnologia cinese.

La produzione rimane in Asia

Sebbene Xiaomi progetti il D100, la produzione fisica del chip rimane affidata a fonderie specializzate in tecnologie a 3 nanometri, una capacità oggi concentrata principalmente a Taiwan. Questo significa che, nonostante l’autonomia nella progettazione, la catena produttiva globale non si è radicalmente trasformata. Anche aziende come Tesla e Rivian, che hanno sviluppato processori propri per la guida, si affidano a produttori esterni per la fabbricazione. La concentrazione geografica della manifattura di ultima generazione rimane quindi un fattore chiave nel settore. Il D100 è stato presentato insieme ad altri due processori: l’acceleratore O100 e il mobile O3, che debutteranno su un smartphone pieghevole. Questi componenti fanno parte di una strategia più ampia per creare un ecosistema unico tra telefono, casa e auto, con un’integrazione tecnologica senza precedenti.

Un’industria europea in ritardo

Il divario tra l’Europa e i paesi asiatici nel settore dei semiconduttori è evidente. Il più importante impianto europeo di nuova costruzione, ESMC a Dresda, è progettato per produrre chip a 28 e 22 nanometri con tecnologia planare, affiancati da 16 e 12 nanometri FinFET. Nonostante l’importanza di questa struttura, che costa oltre 10 miliardi di euro e riceve aiuti di Stato tedeschi, la tecnologia a 3 nanometri rimane fuori portata per l’Europa. Questo crea un problema per il calcolo ad alta prestazione necessario per la guida assistita, un settore in cui i costruttori cinesi come Xiaomi stanno già muovendosi con maggiore autonomia.

La direzione presa da Xiaomi ha conseguenze significative per il mercato. Se i costruttori cinesi controllano software, batterie e processori, il vantaggio di costo e di velocità di sviluppo si allarga. Tuttavia, la divisione auto di Xiaomi ha chiuso l’ultimo trimestre con una perdita di 2,6 miliardi di yuan, un segno che l’investimento in semiconduttori è una scommessa di lungo periodo, non un risultato immediato.