La De Tomaso Mangusta, la supercar nata per sfidare la Shelby Cobra

La De Tomaso Mangusta, nata come risposta alla Shelby Cobra, rappresenta un simbolo di rivalità e innovazione negli anni Sessanta.

La De Tomaso Mangusta, la supercar nata per sfidare la Shelby Cobra
Una supercar italiana degli anni Sessanta con design aggressivo e tecnologia avanzata, confrontata con la Shelby Cobra
Una supercar italiana degli anni Sessanta con design aggressivo e tecnologia avanzata, confrontata con la Shelby Cobra

La De Tomaso Mangusta, nata nel 1966, rappresenta un esempio di rivalità e innovazione nel mondo dell’automobile. Costruita da Alejandro De Tomaso, l’auto fu progettata come risposta diretta alla Shelby Cobra, con cui il designer aveva un rapporto complesso. La Mangusta, con il suo nome che evocava un animale in grado di affrontare e sconfiggere il cobra, fu una dichiarazione d’intenti. La sua creazione fu il risultato di una rottura tra De Tomaso e Carroll Shelby, che avevano inizialmente collaborato su un progetto comune ma avevano poi divergente. La Mangusta non solo rappresentò un simbolo di sfida, ma anche un passo importante per la diffusione internazionale del marchio De Tomaso.

Un progetto nato da una rottura

La storia della De Tomaso Mangusta inizia con la collaborazione tra Alejandro De Tomaso e Carroll Shelby, che avevano inizialmente lavorato insieme per sviluppare una vettura adatta alle gare Can-Am. Shelby, però, aveva ritenuto la Shelby Cobra insufficiente rispetto alle Chevrolet da 7,0 litri schierate da Bruce McLaren. La partnership, però, si concluse prima del previsto a causa di divergenze di interessi e priorità. De Tomaso, non soddisfatto, decise di dimostrare autonomamente le capacità della sua azienda. La Mangusta fu il risultato di questa decisione, un progetto che mirava a sfidare direttamente la Shelby Cobra.

Il telaio derivava concettualmente da quello utilizzato sulla P70 ed era caratterizzato da una struttura centrale a spina dorsale. Il motore partecipava inoltre alla struttura dell’insieme, una soluzione già sperimentata sulla Vallelunga. La caratteristica più spettacolare era nella parte posteriore: il propulsore era coperto da due grandi pannelli incernierati centralmente, capaci di aprirsi verso l’alto con un movimento che ricordava le porte ad ala di gabbiano.

Un design iconico e tecnologie avanzate

Il design della De Tomaso Mangusta fu curato da Giorgetto Giugiaro, che partì da un’impostazione stilistica originariamente concepita per l’Iso. Il risultato fu una carrozzeria bassa e aggressiva, destinata a diventare una delle più riconoscibili dell’epoca. La Mangusta offriva contenuti sofisticati per l’epoca, tra cui aria condizionata, sterzo a cremagliera e alzacristalli elettrici. Sebbene le sue prestazioni non fossero in grado di metterla fuori gioco rispetto alla Shelby Cobra, la sua tecnologia e design la distinguevano come una vettura unica.

Una configurazione da 4,8 litri veniva accreditata di circa 302 CV, mentre la Cobra 427 disponeva di un enorme V8 da 7,0 litri e circa 485 CV. La produzione proseguì dal 1966 al 1971, con soltanto 401 esemplari costruiti. La Mangusta non riuscì a eliminare commercialmente la Cobra, ma raggiunse un obiettivo fondamentale: far conoscere De Tomaso a livello internazionale. La Mangusta fu un simbolo di sfida e innovazione, nata da una rottura e destinata a lasciare un’impronta indelebile nel mondo automobilistico.

La De Tomaso Mangusta ha lasciato un’eredità significativa nel mondo dell’automobile. La sua esperienza preparò il terreno per la successiva Pantera, che avrebbe avuto un rapporto ancora più stretto con Ford e sarebbe stata commercializzata negli Stati Uniti attraverso la rete Lincoln. Oggi, la Mangusta è diventata una ricercata automobile da collezione. Un esemplare del 1969 è arrivato vicino ai 300.000 dollari in asta, mentre un’altra vettura dello stesso anno è entrata nella cultura popolare apparendo in Kill Bill: Volume 2. La Mangusta, nata almeno in parte con lo scopo di dimostrare a Carroll Shelby che Alejandro De Tomaso poteva costruire da solo una sportiva capace di sfidare il suo Cobra, rappresenta un simbolo di innovazione e sfida nel mondo automobilistico.