Uber a Dubai, il robotaxi cinese senza conducente arriva grazie a una partnership strategica

Uber lancia robotaxi cinesi senza conducente a Dubai, primo mercato per la partnership con Baidu.

Uber a Dubai, il robotaxi cinese senza conducente arriva grazie a una partnership strategica
Robotaxi cinese senza conducente a Dubai, passeggeri prenotano tramite app Uber
Robotaxi cinese senza conducente a Dubai, passeggeri prenotano tramite app Uber

Uber ha reso disponibili a Dubai i robotaxi Apollo Go di Baidu, primo esempio in cui la partnership tra le due aziende diventa operativa. Chi prenota una corsa UberX o Uber Comfort nelle aree di Umm Suqeim e Jumeirah può essere abbinato automaticamente a un veicolo a guida autonoma, senza alcun conducente a bordo. La RT6, un robotaxi elettrico di sesta generazione, è progettato fin dall’inizio per la guida autonoma e monta oltre 30 sensori per leggere l’ambiente in tempo reale. Il servizio, gestito da New Horizon Luxury Transport, copre alcune zone selezionate dei quartieri costieri e si preannuncia come un passo importante per la mobilità autonoma in un mercato in crescita.

La strategia multi-partner di Uber

Uber ha scelto di non sviluppare in casa la guida autonoma, ma di fare da piattaforma per aziende che già possiedono la tecnologia. Dubai è il primo caso in cui questa visione multi-partner si concretizza su strade pubbliche, con più fornitori di guida autonoma sotto lo stesso marchio. La collaborazione con Baidu, un colosso tecnologico cinese, rappresenta una tappa chiave per Uber nel suo piano globale di espansione. La RT6, con carrozzeria bianca e fiancata blu, è un esempio di come i robotaxi cinesi stanno conquistando mercati esteri, come il Golfo, dove le regole sono più aperte e favorevoli ai test.

La guida autonoma in Italia: limitata e sperimentale

In Italia, la guida autonoma è ammessa solo in via sperimentale, con un supervisore a bordo. Un servizio come quello di Dubai, che prevede robotaxi senza conducente, è ancora lontano. La legislazione italiana non permette l’uso commerciale di veicoli a guida totale, a differenza di paesi come l’Emirato di Dubai, dove la tecnologia è già in uso e si preannuncia un futuro in cui la mobilità autonoma sarà una realtà quotidiana. La partnership tra Uber e Baidu potrebbe diventare un modello per altri mercati, ma in Italia, per ora, le regole non lo permettono.

Il lancio a Dubai conferma quanto i gruppi cinesi spingano per portare la guida autonoma fuori dai confini nazionali. Baidu, con la sua flotta Apollo Go, ha già operato in 28 città e ha percorsi oltre 350 milioni di chilometri in autonomia. L’Emirato è diventato un terreno di prova preferito, grazie a regole più aperte e a un clima favorevole ai test. La collaborazione con Uber non è un caso isolato: la stessa logica spiega gli accordi con Pony.ai in Europa, dove la tecnologia cinese sta prendendo piede. Per Uber, moltiplicare i partner significa presidiare il mercato della mobilità autonoma senza sostenere da sola i costi enormi della tecnologia.

Per chi vuole provare il robotaxi senza conducente, basta prenotare una corsa UberX o Uber Comfort nelle aree coperte di Dubai. L’app permette di selezionare l’opzione “Autonomous” per aumentare le probabilità di salire su un’auto senza guidatore. La RT6, con tre posti a bordo e un design moderno, rappresenta un passo avanti nella trasformazione del trasporto urbano. In un mercato in cui la tecnologia cinese si espande rapidamente, Dubai diventa un laboratorio per il futuro della mobilità, con un modello che potrebbe influenzare anche altri paesi.

La partnership tra Uber e Baidu segna un’evoluzione nella strategia di entrambe le aziende, con Dubai come prova di come la guida autonoma possa essere integrata in un contesto urbano complesso. La RT6, con la sua capacità di percorsi autonomi e la sua progettazione iniziale per la guida autonoma, rappresenta un’innovazione significativa. La collaborazione con New Horizon Luxury Transport dimostra come i partner esterni possano giocare un ruolo chiave nel diffondere la tecnologia. In Italia, invece, la guida autonoma rimane un’esperienza limitata, con regole che non permettono l’uso commerciale di veicoli senza conducente.