Prezzo del diesel in Europa in aumento: il problema non è solo il petrolio
Prezzo del diesel in Europa in aumento: il problema non è solo il petrolio, raffinerie e scorte ridotte

Il diesel in Europa continua a costare di più, con prezzi che si avvicinano ai massimi storici. Nella settimana iniziata il 31 agosto, il diesel ha raggiunto una media di 2,04 euro al litro nell’Unione Europea, mentre la benzina si attesta a 1,95 euro. I prezzi restano elevati nonostante il greggio abbia oscillato tra 73 e 126 dollari al barile, con un valore intorno ai 95 dollari. La spiegazione non si trova solo nel prezzo del petrolio, ma in una serie di fattori complessi che influenzano la disponibilità e la trasformazione dei carburanti.
La raffinazione e le scorte sono i principali fattori
Secondo Sumit Ritolia, analista di Kpler, il problema principale risiede nella raffinazione e nell’offerta di prodotti finiti. La trasformazione del petrolio in benzina e soprattutto in diesel è diventata più complessa, nonostante il greggio sia disponibile. Le scorte europee sono basse, e gli equilibri delle forniture sono stati modificati dai conflitti in Medio Oriente e dagli attacchi alle raffinerie russe. La situazione è ulteriormente complicata dall’incremento della domanda e dalla ridotta capacità produttiva delle raffinerie.
Le raffinerie europee operano al limite della capacità, con un tasso di utilizzo che si attesta intorno al 98% nell’ultima settimana di agosto. Questo livello di produzione non permette margini di manovra in caso di interruzioni o nuove richieste. Il risultato è una maggiore competizione internazionale per assicurarsi i carichi disponibili, con un impatto diretto sui prezzi al consumo.
Le esportazioni e la stagionalità influenzano i prezzi
Un aumento delle esportazioni dalla Cina e dall’India potrebbe contribuire ad alleviare la pressione sui prezzi, ma non esiste una soluzione immediata. La stagionalità gioca un ruolo importante: per la benzina, potrebbe arrivare un certo alleggerimento con la fine dell’estate e il calo della domanda. Per il diesel, invece, lo scenario appare più complesso, con l’avvicinarsi dell’inverno e la manutenzione autunnale delle raffinerie che potrebbe ridurre ulteriormente la produzione. Per un calo significativo dei prezzi, servirebbero contemporaneamente maggiore disponibilità dalle raffinerie, una ripresa stabile dei flussi di carburante dal Medio Oriente e una ricostituzione delle scorte. Per gli automobilisti europei, il caro diesel non dipende solo dal costo del petrolio, ma soprattutto dalla difficoltà di trasformarlo nel carburante necessario e farlo arrivare sul mercato.
Il diesel paga il prezzo più alto, con margini di raffinazione che hanno raggiunto un record di 78,91 dollari al barile rispetto ai future sul Brent. Il premio è sceso successivamente intorno ai 77 dollari, ma rimane comunque elevato. Per la benzina, il premio è arrivato a 62,07 dollari, quasi sul precedente record. Questi margini riflettono la difficoltà di produrre e distribuire i carburanti in quantità sufficienti, nonostante il petrolio sia disponibile.